Itinerari rupestri: da Triggiano a Ginosa

Continua l’esperinenza degli itinerari rupestri. Il  2 giugno 2015 ho fatto un’interessantissima escursione a Ginosa. Guide affabili e preparate.
Ginosa, con una superficie di 190,06 km² che comprende anche il litorale di Marina di Ginosa, è l’ultimo comune della provincia jonica al confine con la Basilicata. Dista 52 km dal capoluogo di provincia, 20 da Matera, 6 da Laterza (TA), 11 da Montescaglioso (MT), 21 da Castellaneta (TA) e 29 da Bernalda (MT). L’ampio e diversificato agro spazia dalla gravina al mare, dalle pianure ai paesaggi collinari, e si estende alla murgia interrotta soltanto dalla zona Casale, fenditura della roccia calcarea di 3 km che circonda l’intero centro storico. In questi ambiti naturali si avvicendano vigneti e olivi.
All’interno del progetto “Itinerari culturali del medioevo pugliese”[7] del Ministero dei beni culturali, sono state censite anche tutte le chiese rupestri che si trovano nel comune di Ginosa. Esse sono:
Chiesa rupestre a “campana” in località Rivolta
Chiesa rupestre dell’Ecce Homo
Chiesa rupestre di S. Barbara
Chiesa rupestre di S. Bartolomeo
Chiesa rupestre di S. Caterina
Chiesa rupestre di S. Domenica
Chiesa rupestre di S. Leonardo Vecchio o Mater Domini
Chiesa rupestre di S. Marco
Chiesa rupestre di S. Pietro
Chiesa rupestre di S. Sofia II
Chiesa rupestre di S. Vito Vecchio
Chiesa rupestre in località Gravina del Casale
Chiesa rupestre in località Rivolta
Cripta di S. Felice
Cripta di S. Giovanni da Matera
Cripta in località Monaca d’Oro o Cripta di Eliseo

Genusia (Γενουσία in greco antico) fu un importante centro Peuceta (le cui origini risalgono a diversi secoli a.C.), il più vicino alla città di Taranto con cui a fasi alterne strinse relazioni commerciali, fino all’arrivo dei Romani che assorbirono gli Apuli nello stato unitario nascente e assoggettarono Taranto. Nella città vecchia, poi, fu trovata una tavoletta in bronzo, che si conserva nel Museo Nazionale di Napoli, da cui rilevasi che Ginosa nel 394-395 dell’era volgare (sotto il II consolato di Onorio e il III di Arcadio), sceglie per padrone un certo Flavio Successo Ornato.[6] Negli ultimi decenni del secolo scorso furono rinvenuti altri vasi antichi presso Ginosa e vennero illustrati dal Marchese Arditi, dal Visconti e dal Miani, il quale rilevò sei delle fatiche di Ercole. Questi vasi furono per un tempo esposti nel palazzo reale di Capodimonte, donde poi furono trasportati al Museo Nazionale di Napoli.
Nel 1085 Ginosa entra a far parte della Contea di Lecce. Nel XIII secolo viene conquistata dai Sanseverini, e subito dopo annessa al Principato di Taranto e fortificata da Manfredi, figlio di Federico II. Luigi Dei Conti Miani, in una Breve monografia di Ginosa stampata pochi anni or sono raccoglie alcuni documenti di questo tempo e parecchie notizie dei vari oggetti e vasi antichi da lui rinvenuti. Morto Giovanni Antonio Orsini, ultimo principe di Taranto, nel 1463 il feudo di Ginosa passa al demanio, e il Re Ferdinando I lo dona a Pirro del Balzo, che ribellatosi, lo perde. Il Re decide quindi di concederlo a suo figlio Federico, che ne stabilisce per la prima volta i confini. Federico, una volta salito sul Trono di Napoli nel 1496, dona il feudo ad Antonio Grisone, cui succede prima il figlio Federico, e poi il nipote Antonio nel 1515. Ginosa passo ai Doria nel 1556, ai Grillo nel 1606, agli Spinola Marchesi de Los Balbases Alcanices nel 1629. L’ultimo erede si questa famiglia, lascia il feudo ginosino alla regina di Spagna, che ancora possiede una vasta tenuta nel territorio di Ginosa, attualmente sottoposto a bonifica. (Da La Provincia Del Jonio Notizie storico-geografiche con prefazione di S.E. On. Giovanni Calò Taranto Tipografia Lodeserto 1924).
Nel 1857 Ginosa viene colpita da un terremoto con epicentro in Basilicata che provoca la morte di 19 persone. Il sindaco Francesco Miani, accorso in aiuto dei feriti, viene premiato dal re Ferdinando II delle Due Sicilie con una medaglia al valore. Dopo l’Unità d’Italia del 1861 Ginosa è vittima di diversi episodi di brigantaggio, ad opera delle bande di Carmine Crocco, Rocco Chirichigno detto Coppolone e Antonio Locaso detto il Crapariello.
Il 2 marzo 2011 la frazione di Marina di Ginosa viene colpita da un terribile alluvione che provoca ingenti danni alle case, alle opere e alle strutture alberghiere. Circa 400 famiglie residenti in contrada Marinella si vedono costrette a lasciare le proprie abitazioni dichiarate inagibili, nelle quali faranno poi gradualmente ritorno nei mesi successivi.
Il 7 e l’8 ottobre 2013, in occasione delle feste patronali, Ginosa viene colpita da una nuova terribile alluvione. Il nubifragio provoca quattro vittime, distruggendo due arterie stradali principali del territorio. L’amministrazione dichiara il lutto cittadino

(fonte: Wikipedia)

Di seguito la foto galleria dell’escursione.
GINOSA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *