La Gazza Ladra

La gazza ladra è la prima opera in scena al Petruzzelli di Bari per la stagione 2017.
Il libretto
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https://youtu.be/0F73mZjtMXU

La gazza ladra è un’opera di Gioachino Rossini su libretto di Giovanni Gherardini.

Il soggetto dell’opera, appartenente al genere semiserio, fu tratto dal dramma La Pie voleuse ou La Servante de Palaiseau (1815) di Théodore Badouin d’Aubigny e Louis-Charles Caigniez. La prima rappresentazione ebbe luogo a Milano, nell’ambito della stagione di primavera del Teatro alla Scala, il 31 maggio 1817. L’opera, un tempo famosissima, viene oggi rappresentata raramente, mentre è sempre rimasta in auge, nel repertorio sinfonico, la celeberrima ouverture.

Secondo testimonianze dell’epoca la prima al Teatro alla Scala di Milano con le scene di Alessandro Sanquirico fu un grande successo.

La trama
Atto 1
Casa Vingradito è in festa, poiché a breve ritornerà il giovane Giannetto, partito per la guerra: i genitori Fabrizio e Lucia e i servitori si danno da fare con i preparativi per festeggiare il suo ritorno (Oh che giorno fortunato!). Tuttavia Lucia continua a lamentarsi della negligenza della serva Ninetta, che ha perso alcune posate del servizio d’argenteria. Il marito Fabrizio invece protegge la ragazza per gentilezza e per rispetto verso il padre di lei, il soldato Fernando Villabella, rinomato e ricoperto d’onori.

Ninetta, dal canto suo, è felice del ritorno di Giannetto, dato che i due giovani si amano (Di piacer mi balza il cor) e spera di poterlo sposare. Finalmente Giannetto torna, e dichiara apertamente il suo amore a Ninetta (Vieni fra queste braccia). Successivamente Giannetto si allontana con la famiglia e i servitori per andare a trovare lo zio malato di gotta, lasciando Ninetta sola a contare le posate (di cui ne sono rimaste dodici).

In quel momento un mendicante si avvicina a Ninetta chiedendole aiuto: egli è suo padre Fernando, che le racconta la sua triste vicenda. Giunto a Parigi, aveva chiesto al suo generale il permesso di rivedere la figlia, permesso però negato: ne è seguito un alterco che ha fatto innervosire Fernando, che lotta col generale; viene però disarmato e condannato a morte: riesce però a sfuggire alla condanna grazie all’aiuto dei suoi commilitoni. La sua sorte è però segnata, ed è costretto a vivere nascondendosi per sempre: Ninetta allora gli suggerisce di nascondersi nel vecchio castagno in cui c’è una fessura abbastanza grande da contenere un uomo. Per campare, il padre chiede a Ninetta di vendere un suo cucchiaio con incise le sue iniziali: FV.

A rovinare però i piani di Ninetta e del padre è il sopraggiungere del Podestà Gottardo: egli è innamorato di Ninetta e spera di farla sua, nonostante le sue continue ritrosie (Il mio piano è preparato). Il Podestà cerca di conquistare ancora la ragazza, ignorando la presenza del misterioso mendicante. In quel momento arriva anche Giorgio, servo del Podestà, che gli porta un identikit di un ricercato: come temono Ninetta e suo padre, è l’identikit di Fernando Villabella. Fortunatamente, siccome al Podestà mancano gli occhiali, Ninetta, leggendo, s’inventa che il ricercato sia un giovane biondo e robusto, e non un un uomo adulto dell’età di suo padre. Il Podestà, finita la lettura, cerca ancora di sedurre Ninetta, scatenando le ire di Fernando che lo intima di rispettarne l’innocenza e la bontà (Non so quel che farei): il Podestà, infuriato, si allontana, meditando vendetta.

Ninetta intanto accompagna il padre al nascondiglio, lasciando incustodite le posate: in questo momento di assenza, la gazza ladra addomesticata della famiglia esce dalla gabbia e ruba un cucchiaio del servizio d’argento. Ninetta, tornando, non si accorge di questa mancanza, e vende il cucchiaio datole da suo padre al mercante Isacco. Sta per andare a consegnarlo al padre, ma viene bloccata dal ritornare dei Vingradito, in compagnia del Podestà.

Lucia, con sommo disappunto, si accorge che manca una posata, e si lamenta con Ninetta: il Podestà ne approfitta per insinuare l’idea che ci sia un ladro in casa. Tutti rimangono spaventati, dato che la legge prevede per il furto la pena di morte. Ninetta si spaventa e trema, e tutti quanti si accorgono del suo strano comportamento: nella sua incertezza Ninetta lascia cadere le monete che le ha dato Isacco per aver venduto il cucchiaio. Isacco viene quindi convocato, e il Podestà gli chiede che cosa Ninetta gli abbia venduto: il cucchiaio con le iniziali FV (che sono sia le iniziali di Fernando Villabella sia di Fabrizio Vingradito): alla risposta del venditore, tutti quanti rimangono sconvolti all’idea della colpevolezza di Ninetta. Il Podestà, trionfante, ordina di arrestare la ragazza (In prigione costei sia condotta).

Atto 2
In prigione, Ninetta riceve la visita di Giannetto, che non è convinto della sua colpevolezza, e cerca di farle confessare il suo segreto, ma non riesce a fare molto per liberarla dalla prigione (Forse un dì conoscerete). Giannetto se ne va all’arrivo del Podestà, che rinnova le sue profferte amorose alla ragazza (Sì, per voi, pupille amate) ma la ragazza rifiuta ancora. L’uomo, al colmo del furore, minaccia la ragazza, ma viene condotto al tribunale per la sentenza.

L’ultima visita che riceve Ninetta è quella del fidato servo Pippo, a cui chiede in prestito alcune monete (vista la perdita di quelle ricavate dalla vendita del cucchiaio), che dovrà depositare nel vecchio castagno, dove è nascosto il padre. Pippo obbedisce e rimane commosso dalla fedeltà della ragazza, che teme di non vedere più l’amato Giannetto (E ben, per mia memoria).

Lucia, intanto, si pente della sua cattiveria nei confronti di Ninetta, e, passeggiando nel bosco, incontra proprio Fernando, uscito dal suo nascondiglio, che chiede dove sia la figlia; Lucia allora gli racconta di Ninetta arrestata e accusata di furto: Fernando, mosso dall’amore per la figlia e per il disonore dell’accusa, decide di recarsi lui stesso al tribunale (Accusata di furto? Oh rossore!).

La sentenza è pronunciata, e, come previsto, è di morte (Tremate, o popoli!): Giannetto rimane sconvolto, e il padre Fabrizio cerca invano di frenarlo; Ninetta è disperata, ancora di più il Podestà, che si pente della sua eccessiva severità. Giannetto cerca allora di far parlare Ninetta, alludendo al suo “segreto”, ma la ragazza si rifiuta di parlare per non compromettere il padre. Improvvisamente irrompe proprio Fernando, che minaccia la giuria e reclama l’innocenza della figlia: il fuggiasco viene subito arrestato e condannato a morte anche lui, con grande dolore di tutti (Sino il pianto è negato al mio ciglio).

Mentre tutti quanti si rassegnano al peggio, arriva Ernesto, il commilitone di Fernando che l’aveva aiutato a fuggire, con l’amnistia concessagli dal sovrano, e chiede come mai tutto il villaggio sia così triste: Pippo gli racconta della condanna a morte della ragazza, ma in quel momento la gazza gli ruba le monete e vola al suo nido, inseguita dal servitore. Quando Pippo arriva al suo nido, trova le monete e le posate rubate dal volatile, e immediatamente corre ad avvisare tutti quanti. L’esecuzione viene fermata, e Ninetta viene liberata: finalmente il lieto fine, che vede Ninetta e Giannetto ricongiunti, Fernando liberato e riunito con l’amata figlia, e il Podestà che si sente divorato dal rimorso (Ecco, cessato è il vento).

Tratto da Wikipedia

 

la vedeova allegra al Petruzzelli di Bari

la Vedova allegra sarà in scena al Petruzzelli dal 14 al 22 dicembre 2016.

vedova allegra

LA VICENDA
L’ambasciata di Pontevedro a Parigi, rappresentata dal barone Mirko Zeta, non gode di floridezza economica ed è in gran fermento perché sta per arrivare la bella Hanna Glawari, vedova del più facoltoso banchiere pontevedrino. La donna, che vive gaiamente tra le premure di molti farfalloni dell’alta società, potrebbe infatti risposarsi con qualche furbo bellimbusto parigino e perciò portarsi dietro il suo ingente patrimonio, depauperando le non rigogliose casse della Banca Nazionale del Pontevedro.

Viene allora organizzata una festa con il segreto intento di far sposare la vedovella con un pontevedrino e più precisamente un brillante e un po’ scapestrato addetto all’ambasciata: il conte Danilo Danilowitsch, che passa allegramente il suo tempo nei locali notturni. Ma non è certo facile convincere il bel Danilo, che non ha molto interesse per le finanze della patria e ancora meno per il matrimonio, tanto più che in passato ha avuto con la donna una relazione finita male per l’opposizione della sua aristocratica famiglia. Così, quando il giovane arriva alla festa, dopo essersi congedato dal suo locale preferito, “chez Maxim” per ordine dell’ambasciatore, invece di “darsi da fare”, ha con Hanna un battibecco, che altro non è che una schermaglia d’amore.

Nel frattempo, il viveur Camille de Rossillon, che corteggia insistentemente Valencienne, la moglie dell’ambasciatore Zeta, ha scritto sul ventaglio di questa “Ti amo”, provocando in lei la paura di essere compromessa.

Alla festa dell’ambasciata fa seguito il giorno dopo un’altra festa, questa volta nel palazzo parigino della vedova, presenti gli stessi invitati. L’ambasciatore incarica Danilo di trovare chi ha scritto “Ti amo” sul ventaglio di sua moglie. Intanto Rossillon non perde di vista Valencienne e combina con lei un appuntamento nel chiosco del giardino. Ma il caso vuole che proprio nello stesso chiosco l’ambasciatore abbia convocato Danilo per stilare un rapporto segreto e che vi si rechi in gran fretta, preceduto dal fido cancelliere Njegus. Quest’ultimo, resosi conto della situazione e preoccupato dalle insistenze dell’ambasciatore che vuole entrare nel chiosco a tutti i costi, ignorando che dentro c’è la moglie, riesce con gran tempismo a far uscire Valencienne dalla porta posteriore e fare entrare al suo posto Hanna, che si è prestata alla cosa per evitare lo scandalo. E lo scandalo viene evitato, ma la vedova, che ormai è costretta a recitare la parte fino in fondo, deve annunciare il suo fidanzamento con Rosillon. Danilo rimane molto turbato e lascia capire a Hanna, che esulta in cuor suo, che egli è innamorato di lei. Vista la piega che ha preso la situazione, l’ambasciatore cerca di convincere Hanna a rompere il fidanzamento con Rossillon e a dedicarsi a Danilo. E combina un appuntamento fra i due. Hanna, allora, svela a Danilo che cosa è successo effettivamente nel chiosco e gli confessa di non avere mai amato Rossillon.

Intanto, l’ambasciatore che ha scoperto di essere stato raggirato, si dice pronto a divorziare e a sposare la vedova. A questo punto, Hanna mette in atto uno stratagemma, in modo da salvare la situazione. Dichiara che perderà tutta la sua fortuna se contrarrà nuove nozze e allora Danilo si dichiara pronto a sposarla, dato che nessuno potrà più rimproverargli di averlo fatto per motivi di interesse. E allora, la bella vedova, che è già tra le sue braccia, precisa che è vero che perderà tutto il suo patrimonio, ma soltanto perché questo passerà nelle mani del suo nuovo marito, che tuttavia si guarderà bene dal portarlo in Pontevedro, preferendo spenderlo a Parigi dove ha sempre scialacquato i suoi soldi.
Quanto all’ambasciatore, sua moglie Valencienne riesce a convincerlo che non è successo nulla, dato che proprio sul ventaglio, dove Rosillon ha scritto “Ti amo”, lei ha risposto “Io sono una donna onesta”.

Il libretto

Turandot al Petruzzelli di Bari

Oggi, dopo la Tosca della scorsa primavera, è la volta della Turandot di Puccini.
Di seguito alcuni appunti reperiti in rete per non giungere totalmente impreparati all’appuntamento.
Il plot è molto interessante e non teme la concorrenza degli intrecci delle moderne soap opera. Bisognerebbe studiare queste opere a scuola al pari della letteratura…

Il libretto in italiano:
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http://www.teatroverdisalerno.it/shared/binary/538_1_0/Libretto%20Turandot.pdf
La trama in inglese


La Tosca al Petruzzelli di Bari

il libretto:

Il cast della Tosca messa in scena al Petruzzelli di Bari il 24 Maggio 2016.
direttore Giampaolo BISANTI
regia Giovanni AGOSTINUCCI
maestro del Coro Franco SEBASTIANI
maestro del Coro di Voci Bianche Emanuela AYMONE
scene e costumi
Giovanni AGOSTINUCCI
disegno luci Giovanni AGOSTINUCCI
assistente alla regia Carlo SALETTI

Interpreti
Floria Tosca
Susanna BRANCHINI

Mario Cavaradossi
Dario DI VIETRI

Il barone Scarpia Sebastian CATANA
Cesare Angelotti Antonio DI MATTEO
Il Sagrestano Domenico COLAIANNI
Spoletta Massimiliano CHIAROLLA
Sciarrone Rocco CAVALLUZZI
Un carceriere Rocco CAVALLUZZI
Un pastore Ivana D’AURIA
Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli

Coro di Voci Bianche “Vox Juvenes”

Produzione Fondazione Teatro delle Muse di Ancona e Fondazione Arena di Verona